Bryan Fuller parla di Star Trek Discovery |   TG Trek  

Header

venerdì 24 giugno 2016

Bryan Fuller parla di Star Trek Discovery

Bryan Fuller, ideatore di Star Trek Discovery - TG TREK: Notizie, Novità, News da Star Trek
Bryan Fuller
Bryan Fuller, lo showrunner della nuova serie Star Trek Discovery, ha recentemente rilasciato ben due interviste: a Collider e Moviefone.

Benché non ci siano spoilers degni di nota, dice molte cose interessanti e fa un po' di chiarezza fra i vari rumors che sono circolati in questo periodo. Sicuramente emerge dalle sue dichiarazioni il profilo di una persona appassionata.






D: Com’è stato entrare nella stanza e scoprire che ti avrebbero dato le chiavi della Lamborghini?

R: Interessante che tu dica proprio “Lamborghini”, perché giusto in questo momento stiamo studiando con attenzione un bel po’ di auto da corsa come ispirazione per le nostre astronavi. E’ fantastico, surreale. Io non volevo diventare semplicemente un autore; io ho sempre voluto diventare un autore di Star Trek, quindi avere l’opportunità di plasmare una nuova incarnazione dello show, con nuovi personaggi, una serie tutta nuova di avventure e un modo totalmente inedito di raccontare le storie che non eri riuscito a raccontare su Star Trek, è un’ onore e un sogno che si avvera. E’ difficile da esprimere.


D: A che punto siete nel processo di scrittura della serie?

R: Abbiamo scritto per intero l’arco narrativo della prima stagione e una bozza dei primi sei episodi.


D: Le stagioni saranno composte da 13 o da 22 episodi?

R: Tredici.


D: Si può presumere allora che ci sarà un’unica storia spalmata su tredici episodi?

R: Si.


D: Devo dire che la cosa mi attira moltissimo.

R: Oh bene! Anche a me.


D: Lo dico perché immagino che anche la CBS stia dicendo: “Ci serve qualcosa che possa tirare per 13 episodi”.

R: E ci sono 762 episodi di Star Trek prodotti per la televisione, quindi già lungo sei episodi dobbiamo raccontare delle storie in modo differente rispetto a come è stato fatto per cinquant’anni.


D: Quando svelerete qualche dettaglio sull’ambientazione temporale della serie e questo genere di informazioni più specifiche?

R: Mah, penso attorno al periodo della Comic-Con. E’ interessante perché normalmente io amo parlare di tutto ed è quasi un sollievo che la CBS mi abbia messo la museruola su questo argomento, così faccio meno interviste e passo più tempo a scrivere. Ma adoro parlare di Star Trek e amo il fatto di esservi coinvolto, quindi sarà molto eccitante condividere queste informazioni non appena mi toglieranno il bavaglio.


D: Sapete già quali registi coinvolgere?

R: Non abbiamo assunto dei registi, per il momento, ad eccezione di Vincenzo Natali che sarà il nostro direttore di produzione, ma non dirigerà il primo episodio.


D: Immagino abbiate già pronti i teatri di posa?

R: Si, li abbiamo e siamo già decisamente a buon punto. Nel giro di un paio di settimane cominceremo a costruire i set.


D: Quindi, in sostanza, avete già fatto i casting?

R: Ho incontrato qualche attore ed è un processo interessante. C’è qualche persona che ci piace e vorremmo portare a bordo per spingere Star Trek verso quello che gli riesce meglio, cioè essere progressista. Quindi è affascinante guardare a tutti questi ruoli attraverso diversi filtri, è eccitante.


D: Star Trek non ha mai mostrato in video certi argomenti perché girati in periodi in cui mostrare personaggi omosessuali o d’altro tipo era considerato disdicevole. Ciò che mi piacerebbe, a questo proposito, è vedere voi autori dimostrarvi realmente progressisti e inclusivi. La pensate allo stesso modo?

R: Assolutamente. Credo che il pubblico progressista che ama Star Trek sarà felice di constatare che manterremo viva questa tradizione.


D: Cosa ne pensa il network della nuova serie?

R: Quando mi sono seduto con loro la prima volta, è stato tipo: “Avete già un piano su cosa fare?” e loro mi hanno detto “No”, e io ho detto “Io un piano ce l’ho”, e così abbiamo cominciato a discutere. Ed è stato magnifico lavorare con Alex Kurtzman, per il quale nutro un rispetto sconfinato; è un narratore raffinato e plasmare una storia insieme a lui, con collegamenti a talmente tanti elementi di Star Trek... penso la gente davvero ne rimarrà colpita, perché puoi guardare la Serie Classica e prendere gli episodi di cui stiamo usando il DNA per sfruttare lo spirito di ciò che Star Trek riesce ad offrire, sia in termini di fantascienza di alto livello sia di narrazione metaforica della condizione umana.


D: Quando è previsto l’inizio delle riprese?

R: Cominciamo a Settembre.


D: Fino a?

R: Probabilmente Marzo.


D: Quindi state pensando ad episodi di 60 minuti, giusto?

R: Dato che andiamo in streaming, credo che avremo una certa flessibilità.


D: Stavo pensando proprio a questo, perché non dovrete per forza rispettare il limite dei 44 minuti canonici.

R: Siamo li, ci hanno dato dei parametri che ora non ricordo; comunque era qualcosa del tipo: “Non più di tanto, non meno di tanto”.


D: Avete messo sotto contratto delle compagnie per gli effetti speciali?

R: Abbiamo assunto dei produttori di effetti speciali che stanno lavorando con delle compagnie e selezionando insieme la squadra; dobbiamo produrre il più possibile internamente, perché se cominciamo a pagare le case di produzione di effetti speciali per ogni inquadratura dove ci serve mostrare qualcosa di espanso digitalmente, su certe razze aliene, come appariranno i raggi di teletrasporto… stiamo cercando di imprimere un aspetto peculiare a tutte queste cose, che saranno uniche nella nostra visione di Star Trek e porteranno avanti le tematiche che abbiamo amato in 50 anni di Star Trek, ma con un approccio leggermente diverso.


D: Lei ha già un trascorso con il franchise, e ne avrà ancora di più con questo progetto. Dato che ci avviciniamo al cinquantennale, cosa ha significato per lei Star Trek?

R: Oh be’, è la promessa di un mondo migliore. Non solo rappresenta un magnifico racconto di alta fantascienza, ma è la promessa che riusciremo a sfangarla come specie, riusciremo ad aggiustare il pianeta e muoverci per la galassia come una squadra. Penso che sia questa la cosa più eccitante, più promettente, che offre Star Trek, la visione di un futuro dove tutti andiamo d’accordo.


D: Avete assemblato un “dream team” formato da personalità creative già al lavoro su differenti “epoche” di Star Trek. Qual è l’apporto maggiore in questo senso per lei, che sta mettendo assieme lo show?

R: Penso che il tutto stia nell’accertarsi di mantenere l’autenticità. Una delle cose che mi elettrizzano di più è di lavorare ancora una volta con Joe Menosky, con il quale ho lavorato in “Voyager” e che ha avuto un ruolo chiave come autore in “The Next Generation”, ed è un mio mentore. Quindi è fantastico lavorare con lui a Star Trek. E’ meraviglioso lavorare con Nicholas Meyer, di cui sono un fan di lunga data. Ogni tanto mi do dei pizzicotti da solo, quando siamo seduti attorno al tavolo e discutiamo di queste cose.


D: Proprio Nick è famoso per quello che, probabilmente, è il miglior film di Star Trek mai prodotto, “L’Ira di Khan”.

R: Sono d’accordo.


D: Cosa ha apportato alla nuova serie, con la sua peculiare sensibilità drammatica?

R: Be’, chiarezza e limpidezza della narrazione. L’abilità di affrontare la fantascienza in modo comprensibile e anche la certezza che racconteremo storie basate sui personaggi.


D: Sono state avanzate molte ipotesi e speculazioni sul formato e l’ambientazione che avrà la nuova serie. Cosa può dirci per far venire l’acquolina in bocca al pubblico?

R: Voglio dire, è divertente. Ho letto che ambienteremo la serie prima di “The Next Generation”, dopo “Rotta verso l’ignoto”, ma è tutto falso. Ho letto che sarà una serie antologica, ma non è esattamente così. Quindi è interessante ricevere queste suggestioni e vedere un po’ di verità li in mezzo e pensare: “Oh, questa l’anno azzeccata…” ma è come vedere i bugiardometri su PolitiFacts [Un sito che mostra graficamente la veridicità delle affermazioni dei politici americani. N.d.t.]. Alcune affermazioni sono abbastanza vere e molte altre sono tipo: “No, proprio no! Falso!”


D: Molti si sono entusiasmati leggendo la parola “equipaggi”, al plurale, comparsa nel teaser trailer.

R: Già.


D: Significa veramente qualcosa o è solo una parola buttata a caso?

R: No, penso che vedremo molti equipaggi durante la storia. Una delle cose che è più elettrizzante per me è che racconteremo una storia di Star Trek in modo moderno. Racconteremo una storia suddivisa in tredici capitoli, durante la prima stagione. E’ bello poter scavare a fondo in quelle cose che avremmo solo sfiorato in uno show episodico con episodi autoconclusivi.


D: Le piacerebbe rivedere qualche personaggio noto? C’è la possibilità di coinvolgere personaggi già previsti dal canone?

R: Vedremo, vedremo.


D: Il fatto che la serie andrà in streaming, che conseguenze ha? Rilascerete gli episodi tutti insieme? Ci avete pensato?

R: No, sarà a cadenza settimanale e per quanto riguarda le conseguenze della trasmissione in streaming, sono che non siamo soggetti a standard e pratiche di un network tradizionale. Quindi, se lo vogliamo, possiamo anche dire parolacce… non che abbia voglia di vedere uno “Star Trek” pieno di parolacce, comunque. Ma sicuramente avremo un approccio più visivo rispetto a quello che può concedere un canale tradizionale.


D: Mi parli un po’ dell’aspetto allegorico, che è così importante nella narrazione di Star Trek: cosa vorrebbe realizzare, quali confini intende superare in quest’epoca?

R: Mah, credo che Star Trek sia uno show pionieristico. E cercando ispirazione per i personaggi di questa nuova incarnazione dello show, ho parlato con Mae Jemison, che è la prima donna di colore ad andare nello spazio, che ha visto la Serie Classica negli anni ’60 e Nichelle Nichols - il tenente Uhura - sul ponte della nave e ha detto a sé stessa: “Mi vedo nello spazio”. Quindi c’è davvero qualcosa di fantastico nell’eredità che Nichelle Nichols rappresenta, avendo regalato un’ opportunità a tutti coloro che prima non riuscivano a vedersi nel futuro. Noi continueremo quella tradizione ingaggiando attori progressisti per personaggi progressisti che lavorino in un mondo d’integrazione.




Commenta la notizia sul forum di Star Trek Italia!